100 ANNI DI MISSIONE

Suore Missionarie

dell’Immacolata Regina della Pace

Per noi, famiglia “pianzolina”, oggi 26 gennaio 2019, inizia un anno di grazia durante il quale vogliamo condividere la gioia di fare memoria degli albori della nostra storia di famiglia religiosa generata dal Beato fondatore Francesco Pianzola il 26 gennaio 1919.
Inizio umile e povero germogliato dentro la grande storia di salvezza e di alleanza tra Dio e il suo popolo.
Le prime Pianzoline
In quel giorno abbiamo accolto il carisma missionario suscitato dalla Spirito che ci ha immerso dentro il tessuto concreto della Chiesa e inviate sulle ardue strade del mondo.


« Ormai che più si doveva attendere? L’ora di Dio era giunta.

Il 1919 doveva dare alla Chiesa il nuovo virgulto. Lunghi anni il seme era rimasto nell’oscuro seno della terra nella mistica morte, che è condizione indispensabile per giungere alla vita. Le anime erano ansiose.

Per la prima comparsa pubblica del piccolo germoglio Padre Pianzola scelse la festa della sua cara santina: S. Agnese. Egli avvisò le giovani senza che una sapesse dell’altra.

A sera giunsero lievi da ogni parte, non più a gruppi come solevano quando andavano all’oratorio. Camminavano leggere sulla neve ancora intatta del viale, quasi non avvertendo il freddo, tanto il cuore era caldo e desioso.

In esso, però, mista alla gioia, una grande pena. Ernesta Casanova, la mite e dolce Ernesta dal sorriso amabile e la carità inesauribile era moribonda. Ognuna sentiva che essa pure avrebbe dovuto essere là con loro, poiché aveva il medesimo ideale... Quante volte i suoi occhi buoni si erano velati di lacrime, e, come un sospiro di dolore le era uscito dalle smorte labbra la frase: “Come farò a lasciare la mia mamma?!”. Ora il buon Dio se la prendeva come un soave olocausto propiziatorio per l’opera nascente.

Senza darsi convegno, le più affezionate si erano trovate quella sera presso il suo letto di morte. Guardavano l’orologio quasi interrogando. Le sfere lentamente, inesorabilmente compivano il loro giro sul quadrante.

- Dobbiamo andare, dissero con voce quasi simultanea. Il Signore chiedeva loro il grave sacrificio di lasciare nell’ora estrema la dilettissima amica; ma il dovere innanzi tutto.

Una ad una si chinarono a dirle l’ultima parola. Comprese?! I suoi occhi semispenti si illuminarono di nuova luce ed ebbe un gesto di offerta.

L’adunanza si tenne in una sala a pian terreno della casa dei PP. Oblati.

Le giovani si guardavano per nulla sorprese di trovarsi là insieme, perché ognuna, con facile perspicacia, aveva intuito dell’altra.

Si contarono: una ventina. Altre, però, non presenti quella sera, sarebbero state con loro più tardi. Padre Pianzola parlò annunziando che l'ora di Dio era giunta, esponendo il programma di rinuncia, di povertà, di lavoro, di disprezzo al quale da anni le andava preparando ed allenando. Ci pensassero per bene; nessuna era obbligata; perché Dio ama l'ilare donatore.

Dove si sarebbe incominciato? Con quali mezzi? Dove, egli lo sapeva; i mezzi sarebbero venuti dal loro lavoro.

- Non voglio delle questuanti, ma delle lavoratrici instancabili, disinteressate, generose. Le Suore delle lavoratrici devono lavorare. Dio è fedele e non lascerà mancare il necessario.

Intanto, per incominciare, ognuna portasse quello che poteva: un cucchiaio, un piatto, un asciugamano, un bicchiere, un chiodo... Il deposito muto e prudente dell'unanime offerta sarebbe stato il suo confessionale.

L'adunanza fu satura di spiritualità.

Gli animi erano pronti e così generosi che al sacrificio facevano spallucce.

Quando Padre Pianzola alzò la mano a benedire il suo primo Cenacolo, una piccola croce rossa tremolò invisibile sui capi chini. Fu un attimo. Poi spiccò il volo verso il segno della pace: era l'anima di Ernesta Casanova che in quell'istante raggiunse l'eternità.

Il pio Fondatore, ritiratosi nella sua povera camera, scrisse sul notes dei suoi ricordi, con quella breve semplicità che rispecchiava la sua anima decisa, lineare: “Bisogna salvare la donna! Con lei si salvano le generazioni. La guerra l'ha ritardato; oggi è tempo”.

E il suo confessionale?!

Incominciò a fare i miracoli, perché ogni tanto vi compariva un utensile, un oggetto. La Madonna arredava la sua casa (che non c'era ancora) e Padre Pianzola ritirava quelle piccole povere cose con religiosa venerazione, riuscendo a sottrarle alla vigile curiosità di mamma Teresa. Ed è tutto dire.

Dunque era tempo. Le tappe non erano più consentite. Fu fissata la data della prima Vestizione: 26 gennaio 1919.

I nomi delle elette furono ben vagliati dal Fondatore, che con quella scelta, dimostrò la maturità del suo spirito. Dovevano essere anime di grande fede, pronte a tutto dare e tutto soffrire, ciecamente abbandonate alle disposizioni di Dio, di cui egli sarebbe stato portavoce.

Niente di umano fu considerato, ma tutto si guardò con occhi del soprannaturale. Le elette dovevano essere pronte a partire. Dove? Come? Non lo dovevano né chiedere, né pensare. Lo sapeva Iddio ». (Gregotti C., Dall’alba al tramonto, Vol., 3, 1 ss) »

A cent’anni di distanza, rileggiamo il documento ufficiale: la Lettera di Don Pianzola a Mons. Pietro Berruti, Vescovo di Vigevano, per chiedere l’erezione canonica della Congregazione. Questo primo documento contestualizza la fondazione delle Pianzoline nella realtà storico-ecclesiale del tempo, chiarendone finalità specifiche e anche originali.



Il sottoscritto Sac. Oblato Francesco Pianzola, Rettore del Santuario dell’Immacolata di Vigevano, a meglio soddisfare i desideri del S. Padre Benedetto XV, espressi per la salute eterna della gioventù [...] e con pronto aiuto coronare i voti della stessa V. E. Ill.ma e Rev.ma, ripetuti nell’ultima Lettera Pastorale in merito all’Oratorio festivo quale mezzo per la cristiana educazione della gioventù:

- considerando, che tanta gioventù femminile corre alla rovina per mancanza di personale dirigente degli Oratori festivi in tanti paesi della Lomellina;

- considerando che la gioventù femminile, immigrata per la mondatura del riso, pel taglio autunnale e per altri lavori di campagna è completamente abbandonata a se stessa con grave pericolo della fede e della morale;

- considerando come il catechismo in tanti paeselli o frazioni di paesi per la lontananza dalla parrocchia, per non esservi la chiesa, o la messa festiva, è in gran parte sconosciuto ai fanciulli, che non si curano di recarsi alla Parrocchia e di studiarlo;

- considerando ancora che tante altre opere buone potrebbero essere in mano alle Religiose, e non lo sono per mancanza di personale, tante volte chiesto e tante volte negato;

- considerando infine l’urgente bisogno di opporsi con ogni miglior modo all’irrompente fiumana del malcostume e dell’indifferenza religiosa, cooperando allo zelo dei RR. Parroci;

fa presente all’Ecc. V. Ill.ma e Rev.ma come da oltre sei anni lavora un gruppo di giovani Oratoriane, perché si facessero strumento in mano della Divina Provvidenza e sotto l’ubbidienza dell’Ordinario Diocesano, per arginare e riparare il male dilagante, come braccio della Congregazione degli Oblati dell’Immacolata nel campo insidiato e delicato della gioventù femminile. Il tempo della prova ha dato, con l’aiuto di Dio e dell’Immacolata, frutti non dubbi di bene e di apostolato.

Queste Figlie dell’Immacolata, che non hanno abito speciale religioso, secondo le vedute di S. Ignazio di Loyola, ma bensì quello delle figlie modeste e pie del luogo, ove si troveranno, possono penetrare ovunque vi sarà un’anima da salvare con più libertà e meno sospetto da parte dei tristi. Fanno sei mesi di postulato, un anno di noviziato, e poi la professione coi voti semplici annuali.

Esse si porteranno nei centri principali della Diocesi, dove saranno chiamate e gratuitamente:

a) fonderanno il Laboratorio femminile di lavori donneschi, che sarà il granum synapis dell’Oratorio femminile;

b) visiteranno le lavoratrici immigrate (mondine, tagliatrici, ecc.) per sorreggerle, animarle, consigliarle al bene: procurando loro nelle ore libere scuola di cucito, di taglio, ecc., modo di poter corrispondere con la famiglia e anche qualche onesto divertimento;

c) faranno le missioni catechistiche nelle frazioni dei paesi, nei cascinali, radunando i fanciulli per il catechismo, le orazioni, i canti e qualche giuoco esortandoli al bene e alla virtù, richiamandoli ai doveri della Parrocchia:

d) si metteranno a disposizione di quelle opere buone, che l’Ordinario Diocesano vorrà loro affidare.


Siccome il presente progetto fu lodevolmente approvato e incoraggiato da uomini di scienza e di pietà, consumati nell’apostolato delle anime, supplico in Corde Jesu l’Ecc.za Vostra Ill.ma e Rev.ma, perché si degni di accettare, come ramo naturale dell’Albero degli Oblati dell’Immacolata dallo zelo di V. Eccellenza dieci anni fa affidato alle cure del Celeste Agricoltore per il bene delle anime, la nuova Congregazione delle Figlie dell’Immacolata Regina della Pace e con facoltà ordinaria erigerle canonicamente. A tal effetto unisce copia della S. Regola, che è praticata dalle dette Figlie di Maria perché sia approvata.

In ginocchio Le bacio il Sacro anello professando tutta la filiale mia devozione e riconoscenza nel Sacro Cuore di Gesù. Dell’Eccellenza V. Ill.ma e Rev.ma dev.mo Figlio

Sac. Ob. Francesco Pianzola

Vigevano, Oratorio dell’Immacolata, 8 dicembre 1918