MAI SENZA GIOVANI

MAI SENZA GIOVANI

Nella orazione della memoria liturgica del Beato Francesco Pianzola c’è un’affermazione interessante da cui vorrei partire per “balbettare” qualcosa sulla passione missionaria del Padre, con particolare riferimento all’educazione dei giovani:
“Dio, onnipotente ed eterno,
che hai scelto il beato Francesco, sacerdote,
per annunciare il Vangelo ai poveri
ed esortare i giovani al desiderio della vita nuova in Cristo …”
È, dunque, dentro l’opzione preferenziale per i poveri a cui si sente inviato, come Gesù, ad annunciare il Vangelo, che P. Pianzola, fin da ragazzo, matura la scelta dell’educazione e formazione cristiana dei giovani, con particolare attenzione ai giovani lavoratori dei campi e delle fabbriche: una sfida e un’emergenza che suscitano in P. Pianzola passione missionaria e straordinaria inventiva, soprattutto prossimità e dedicazione squisitamente paterne.
Nell’orazione si afferma che “Dio ha scelto il beato Francesco per esortare i giovani al desiderio della vita nuova in Cristo”: un intervento educativo, dunque, che vorrebbe accendere nel cuore dei giovani il desiderio di vivere in Cristo la vita nuova.
Un’azione educativa che è una delicata opera di “innesto”: sono un buon commento, a proposito, alcuni testi del “Regolamento interiore” destinati alle suore missionarie, ma interpellanti ogni persona adulta incaricata di trasmettere la fede alle nuove generazioni, e una testimonianza, a un anno dalla morte del Beato, di uno dei primi compagni Oblati, P. Giuseppe Marotta:

“Il tormento della Suora Missionaria è impegnarsi con tutti i mezzi adoperati dal Salvatore divino e approvati dalla Madre Chiesa per far vivere e mantenere Gesù nelle anime, specialmente delle giovani… La vocazione a questa missione è necessaria. È una cooperazione giurata al sacerdozio cattolico per innestare Gesù nelle anime… Miriamo a guadagnare il cuore con la nostra virtù. Presto si guadagnerà anche la mente con il catechismo e si fiaccherà il vizio delle giovani, per innestarle alla grazia di Dio…”.

“L’opera principe che P. Pianzola coltivò ogni anno per le conquiste migliori nel campo delle anime fu il corso di SS. Esercizi, predicati sempre con genialità ed esuberanza di parola di Dio. Purificare delle coscienze e riportarle a contatto con Dio; formare poi degli elementi coscienti con abbondante predicazione; e, fortificati dalla intensificata pratica della vita cristiana, lanciarli poi all’apostolato nella famiglia, nel lavoro, nella scuola e in ogni ambiente. Ecco il suo metodo ...”.

Un metodo educativo di cui troviamo tracce significative di riflessione in un manoscritto, non datato, ma da attribuire all’età giovanile: può considerarsi la “sintesi” del pensiero pianzolino circa l’educazione della gioventù da realizzarsi soprattutto nell’Oratorio da lui definito “catecumenato per i giovani del suo tempo”.

Ne evidenziamo cinque passaggi importanti e di grande attualità che sembrano risposte a “lamentazioni” note e “atemporali”, quando si parla di oratorio e pastorale giovanile: i giovani non ci stanno, gli educatori sono pochi, mancano le strutture, tante energie per un gruppo di ragazzi numericamente irrilevante …

u È legge di chimica che per formare dei corpi nuovi, richiedesi l’agglomeramento di atomi per precipitazione. Un piccolo nucleo resta il punto intorno a cui si dispongono a faccette le molecole che, facendone precipitare altre di uguale natura, formano i più belli e smaglianti cristalli. Questi per opera della cosiddetta sovrapposizione, con l’aumento lento, ma continuo, vengono a formare delle vere montagne. La natura quindi ci porge il modo di incominciare.
Un buon sacerdote, un chierico, un laico che sente il bisogno dei nostri giorni, ha qui la chiave per fondare un Oratorio, se volete anche privato, il quale senza dubbio potrà dare una impronta solenne e cristiana ai giovanetti della sua Parrocchia. Non è forse vero che attorno alla persona del Sacerdote e del Chierico si avvicina sempre qualche fanciullo? Ecco il punto di azione. Il ragazzo che anche inopportunamente vi viene tra i piedi è un piccolo messo dei molti suoi coetanei: egli viene a chiedervi pietà per tutti.

v Siano pure in piccolo numero i raccolti così: quattro, cinque, dieci che vanno a quelle ore, o dal Chierico o dal Prete e partono via tutti contenti. Questi formando una specie di ‘paretaio’, finiranno col tirare i fanciulli oggi lontani, saranno il vostro personale assistente, il vostro sicuro appoggio. In tal modo l’Oratorio avrà la sua vita e la sua energia: vita ed energia tanto più duratura e consolante quanto l’educazione dei primi fu più intensa e regolare. A fondare un Oratorio non bisogna adunque almanaccare difficoltà, che punto non esistono, ma semplicemente e modestamente avere il buon volere di salvare la nostra gioventù.

w Educate con intelletto di amore questo, o questi primi accorrenti, e voi porrete la base della vostra opera, tanto più salda e proficua, quanto sarà aderente alla pietra che è Gesù Cristo.
Se altra base noi poniamo nell’aprire l’Oratorio, che non sia la carità di Cristo la quale ci spinga e ci animi, sì, faticheremo, ed anche suderemo, ma solo per fabbricare sull’arena. Vogliamo i fanciulli al nostro fianco al pari di figli?
Siamo noi veri padri! Una buona volta discendiamo in mezzo di loro per educarli cristianamente… Con Gesù Cristo sospiriamo che ci mandino i figliuoli, e gridiamo per le case e per le contrade: Sinite, sinite (Lasciate …)!

x L’insegnamento fatto a colpi di bacchetta, col tono di scuola, col fare cattedratico, stanca i fanciulli, che irrequieti vogliono fuggire. Bisogna dunque scendere dall’alto, bisogna sulle orme dello stesso S. Paolo farsi piccolo coi piccoli, interessarsi delle loro piccolezze, e far intendere, sempre nella carità, di Gesù Cristo i pericoli del loro sviamento, nonché le alte aspirazioni del cuore affettuoso di Dio. Oh il giovanetto, quando si accorge di essere amato, diventa maneggevole, convinto, deferente, generoso, pronto allo stesso eroismo…

y La rovina di un Oratorio sarebbe pure da aspettarsi là, ove si facesse bassa distinzione tra i figli della plebe e quelli degli agiati, tra gli straccioni e i futuri cicisbei, tra la giacca di fustagno e la giubba di lana. I fanciulli rifuggono in massa da queste irragionevoli particolarità, pesano il cuore di chi li raccoglie e sanno pronunziare bene i loro verdetti.
Vorrei avere la penna di S. Agostino a persuadere Voi, o Sacerdoti, o Chierici, o buoni laici, di amare di preferenza i negletti figli del popolo!...

È l’invito a “cominciare” anche “da uno” e poi, con costanza e pazienza – oltre il rischio di una pastorale di “eventi” … -, costituire e formare un primo “nucleo”, con una proposta educativa continuativa ed esigente! Quel prete “dei giovani”, che è stato P. Pianzola, ci ricorda che il segreto di ogni strategia pastorale sta nell’incontro personale, nella “convivenza” e condivisione, nell’ascolto e nell’accompagnamento formativo del ragazzo che ti capita di incontrare o di quello che tu vai a cercare, colto come “piccolo messaggero di molti suoi coetanei”, destinato ad essere, a sua volta, “apostolo e missionario” tra altri ragazzi come lui, perché “i giovani – scriveva P. Pianzola, come Don Bosco – si salvano con i giovani”. Per questo fonda nell’oratorio maschile e femminile dell’Immacolata il gruppo delle “Giovani Guardie” – sentinelle “avanzate” tra i giovani – che diventa un “vivaio” in cui coltiva tutte le vocazioni. E nell’ambito giovanile punta in modo deciso e profetico sulla formazione delle giovani: e nell’esperienza dell’Oratorio dell’Immacolata sorgerà il gruppo delle “prime” missionarie pianzoline, novant’anni fa!
Ma forte è il richiamo al fondamento, la “pietra angolare su cui costruire” un oratorio ma anche ogni attività a servizio dell’educazione cristiana dei giovani: Gesù Cristo e la sua carità. E conformandosi a Gesù, P. Pianzola è diventato “come lui”, dolce e umile di cuore.
Come per Don Bosco, a cui sin da giovane P. Pianzola ha guardato come a un “maestro e padre” dei giovani, l’amorevolezza è il cuore del pensiero e, soprattutto, della sua prassi educativa.
In Gesù Eucaristia, il Beato ha teneramente amato i giovani, tanto che, paradossalmente, ancor chierico, nel periodo di malattia trascorso a Sartirana e subito diventato occasione di impegno educativo verso i ragazzi, annotava: “ … io avrei anche scelto lo stato di chierico perpetuo, vivendo con la gioventù, che quello di prete senza di essa”.
Infine il nostro Beato mette decisamente al bando, con un tono alla “Don Milani”, quella che chiama “bassa distinzione tra i figli della plebe e quelli degli agiati”: chiarissima l’opzione preferenziale, dunque, per i poveri e tutti quelli che la società lascia o mette ai margini ed esclude. Il cristiano, sull’esempio di Gesù, annuncia a loro, per primi, il suo Vangelo e con loro, in “carovana missionaria”, va ad annunciarlo a tutti.

Un’ultima annotazione: già P. Marotta, come risulta da una delle citazioni iniziali, metteva in evidenza che l’opera – chiave di P. Pianzola, ogni anno, era il corso di Esercizi spirituali, rivolti a persone, gruppi, aggregazioni e, coerentemente con una delle sue scelte prioritarie, ai giovani. Su questa “opera” abbiamo molte testimonianze interessanti, tra cui ne scelgo una di P. Biagioni, rosminiano, che aveva certamente partecipato molte volte ad Esercizi predicati dal Padre nei collegi maschili di Domodossola e Stresa.
Ecco un brano della sua testimonianza: “P. Pianzola narrava con tale grazia, con tale evidenza, con tanta efficacia che un consumato artista non potrebbe meglio… Il ritornare a sentirlo era desiderio, era bisogno, era gioia. Ma non si pensi che il Padre con umani artifici comunicasse tale desiderio… Era troppo preoccupato di scomparire lui con tutte le sue belle doti purché parlasse Dio e la sua verità. Invecchiando, sempre più e sempre meglio, rinunciò ad ogni umano accorgimento e la semplicità dell’eloquio evangelico fu la sua sola ed ambita arte… Ma proprio la semplicità evangelica fu la sua vera efficace potenza e la sua inarrivabile risorsa. Il Vangelo ripensato e vissuto si avvivava nei suoi discorsi e le sue parabole come i fatti della vita di Gesù diventavano attuali e viventi nella realtà di Cristo che parla ancora oggi come ieri ed in eterno, di Cristo che insegna ancora alle folle assetate di verità e stanche di menzogna…”.

Il Beato Pianzola in tutta la sua opera educativa e nella sua predicazione, specialmente nelle “missioni popolari”, ha dichiarato e dimostrato una fede incrollabile nella forza della Parola annunciata, per questo l’annuncio del Vangelo ha dato frutto, favorendo “l’innesto” della vita nuova in Cristo, ha fatto breccia nei cuori perchè il Vangelo annunciato era da lui quotidianamente meditato, “ripensato” e vissuto: di qui quella capacità di comunicazione universalmente riconosciuta.

Non è, allora, estemporanea l’indicazione che offre in una relazione sul catechismo tenuta al Santuario dell’Immacolata in Vigevano nel 1940, ma è una convinzione profonda su cui siamo tutti invitati a riflettere, oltre l’improvvisazione e la superficialità con cui rischiamo, oggi, di “smanettare” anche la Parola di Dio:
“Non spaventiamoci se il mondo va male. Oggi le famiglie si allontanano da Dio, dalla Chiesa e dalla fede con un crescere spaventoso. Sono i figli, che più non ubbidiscono ai genitori; sono i genitori che pensano tutt’ altro che instradare con pazienza i figli nella via della virtù e della verità. Oggi vi è un disagio nel campo della morale, che veramente impensierisce. Dio che ha fatto sanabili i popoli, ha consegnato all’umanità la sua parola, che, come un giorno seppe creare l’universo, oggi ha ancora la potenza di richiamarlo a vita novella, al nobile suo destino. Ma dove è raccolta questa parola così forte e così potente? Nel Vangelo di Gesù e in quel ‘vangelo’ degli umili, che è il Catechismo…”.

Madre Azia Ciairano